Piacere Tommasi, vini classici di Orvieto

Era la scritta impressa sui camion che percorrevano regolarmente via Bezzecca, di cui molti abitanti di Sant’Agnese ricordano il costante andirivieni, con i rimorchi carichi d’uva pronta alla lavorazione.

In questa strada si trovavano infatti i macchinari e le botti delle Cantine Tommasi Pierino, produttrici di vini da tavola a denominazione d’origine controllata provenienti dal Castello Tordimonte nell’orvietano.

In compagnia di alcune bottiglie speciali d’annata, sotto le foto sbiadite e i premi accumulati nel corso degli anni, Marco Tommasi ci racconta la storia di suo padre, Pierino Tommasi, trasferitosi inizialmente da Orvieto a Terni per lavorare alle Acciaierie. Marco oggi è un rinomato imprenditore nell’ambito della pasticceria biologica, ma si ricorda bene gli anni passati immerso nella cantina di famiglia, tra l’odore del mosto fermentato.

Mio padre ha messo su questa impresa di vino e ha portato il vino in tutta Italia. Dal castello di Tor di Monte, che allora era un castello famoso, avevamo le cantine là sotto, vinificavamo là e portavamo tutto il vino a Terni.

Ai “tempi d’oro” Pierino Tommasi riforniva di vino tutti i festeggiamenti per il Cantamaggio ternano, e si divertiva anche a comporre qualche stornello:

♫ E voi bardasce belle

venitece a sendì

brillano in cielo le stelle

non se pò più dormì ♫

Non riaffiorano però solo memorie di festa: la mattina del 28 settembre 1965 lo straripamento del Serra colpisce gravemente le Cantine Tommasi, situate a pochi passi dal torrente.

Poi c’è stato un anno un po’ sfortunato perché c’è stata l’alluvione, la famosa alluvione di tanti anni fa che ci portò via tutto il vino, tutti i macchinari, però è stato ricostruito tutto bene.

Pierino Tommasi, già presidente della Camera di Commercio di Terni, dovette ben presto fronteggiare l’avanzata della distribuzione di birra da parte della grande distribuzione organizzata, forte della scomparsa del protezionismo nei confronti delle produzioni vinicole.

…e poi arrivò la birra, e la gente non beveva più il vino. 

Oggi restano solo delle bottiglie coperte di polvere, ma la cordialità del motto impresso sui camion si è conservata come un ottimo vino d’annata.

 

di Damiano Bacci 

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